La pedagogia di Teresa Spinelli

Quadro di Remo Faggi, 2012
Sr. M. Teresa Spinelli con alcuni bambini e bambine di varie epoche, per rappresentare la continuità educativa della sua opera. Sullo sfondo la Casa Madre di Frosinone e S. Agostino che protegge Sr. Teresa e la sua missione.

Sr. Maria Teresa Spinelli (Roma 1789 – Frosinone 1850) è la Fondatrice delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria. Secondo l’uso del tempo e le possibilità della sua famiglia, ella ricevette solo una formazione scolastica di tipo elementare.

Abbandonata dal marito, per di più incinta, per mantenere la figlia e i genitori, divenne dapprima balia e poi istitutrice di Teresa Stampa, figlia dei conti Pietro e Carolina. Con loro rimase circa nove anni, dal 1806 al 1808 e ancora dal 1809 al 1816. A questo secondo periodo si può far risalire la possibilità per Teresa Spinelli di accostarsi ad una cultura più vasta di quella ricevuta in famiglia, potendo disporre, con ogni probabilità, della biblioteca di casa Stampa per il suo incarico di istitutrice. Questo le consentirà di dedicarsi, alcuni anni più tardi, all’insegnamento di materie “insolite” per le scuole femminili di quel tempo.

Rientrata in famiglia, negli anni 1820 – 1821 si dedica all’alfabetizzazione culturale e spirituale di ragazze cosiddette “pericolanti”, nei locali della parrocchia di S. Maria in Monticelli. Dal luglio 1821 fino alla morte la troviamo a Frosinone, chiamata dall’Amministrazione Comunale per aprire la prima scuola femminile. A quell’epoca Frosinone era totalmente priva di istruzione pubblica femminile.

Il 23 settembre 1827, insieme alle prime compagne, ricevette l’abito religioso e fondò la Congregazione delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria.

Nello stile educativo di M. Teresa Spinelli confluiscono tutte le sue esperienze scolastiche precedenti, vissute come alunna e come insegnante. Accanto alle materie tradizionali delle scuole femminili del Lazio pre-unitario (leggere e in alcuni casi scrivere, ricamare e conoscere il catechismo) troviamo, però, anche materie totalmente innovative come la matematica, la letteratura, la storia sacra e quella profana, il pianoforte e in alcuni casi la lettura del latino per poter seguire le preghiere.

L’attività educativa della Spinelli si svolgeva essenzialmente a due livelli: quello della scuola comunale pubblica e quello dell’educandato. Nella scuola pubblica femminile l’impostazione era più tradizionale perché il programma dello studio era stabilito dal Comune di Frosinone. Nell’educandato, invece, sia per la maggior disponibilità di tempo, sia perché non era vincolata dal Comune, la Spinelli poté allargare lo spettro del proprio insegnamento alle “nuove” materie già citate.

Lo stile pedagogico della Spinelli puntava all’attenzione al singolo, senza distogliere lo sguardo dall’intero gruppo classe. Una testimone oculare, la contessa Caterina Bentivoglio, riferisce che la Spinelli riusciva a spiegare le lezioni a una classe di cento e più alunne: “Il metodo d’insegnare è ottimo, perché il leggere si servono dei sillabari, per scrivere delle linee e belli esemplari… Le ragazze, o povere o signore tutte leggono una volta il giorno e dopo pranzo scrivono… Il metodo d’insegnare dotrina è buono, perché in un colpo solo imparano in cento, non essendo meno le ragazze divise nelle due camere sole che abbiamo; che una serve anche per refetorio. La Maestra [Teresa Spinelli] con una voce altissima fa l’interrogazione e le altre Maestre ben distribuite rispondono facendo da campioni”(Carina Bentivoglio, Lettera a Mons. Falzacappa, 29/11/1822). Eppure Teresa Spinelli era anche in grado di cogliere le difficoltà delle singole bambine. Questa stessa attenzione raccomandava alle altre insegnanti: “Esse saranno fedeli in custodire le anime di tante Giovani, che nostro Signore ha riscattate col suo Sangue, e che dà loro in consegna come un prezioso tesoro, e per educarle, e per istruirle. Le ameranno e stimeranno ugualmente, come figliuole care a Dio… non guardando se siano nobili o ignobili, povere o ricche, ma quelle che possono essere un dì. Cerchino d’avere un gran desiderio del loro profitto impegnandosi ad istruirle, con attenzione e divozione… Ed incontrandosi con persone assai idiote, ed incapaci delle cose di Dio, non si doveran perdere d’animo, ma useranno con esse più pazienza e più carità. Ridiranno loro le stesse cose più volte, or in una maniera, or in un’altra, e con ciò otterranno senz’altro poco a poco quello che pare impossibile ad ottenersi”.( M. T. Spinelli, Costituzioni 1827, V, I, III – VI).

Maria Teresa Spinelli era perfettamente consapevole del fatto che la cultura è veicolo di dignità umana e possibilità di un riscatto sociale. Per questo, nelle prescrizioni per le consorelle insegnanti insiste sulla necessità di istruire le bambine povere: “[La maestra]procuri diligentemente di far fare tutto per amore di Dio, e a quelle più volentieri, che sono più povere, e derelitte, e senza ajuto, con farle, se si può, anche cercare per le strade affinché con i misteri della fede imparino qualche lavoro per campare onestamente”.( M. T. Spinelli, Costituzioni 1827, V, II, V.)

Tra le educande della Spinelli ci furono anche le sette figlie di suo fratello Vincenzo. Sr. Teresa, in occasione degli scambi epistolari con il fratello e la cognata, racconta anche l’andamento delle nipotine ospiti del suo educandato e chiede notizie di quelle più grandi, ormai rientrate in famiglia. Veniamo così a sapere che “le figlie stanno bene, occupate allo studio e a scrivere Musica, ora studiano l’assedio di Corinto e vanno avanti con il Cramer”. La Spinelli, nel chiedere notizie di una nipote, elargisce ai genitori un consiglio educativo su come trattare con questa figlia dal carattere difficile: “Mariuccia come sta? Ci vole pazienza, ciò è il frutto che si invelenisce per le correzioni, che non le vole, di ciò ne sono pratica, la complesione è dilicatissima, per cui, per non rovinargli la salute, conviene andare con il bemolle, se non fosse stato questo, quanto di più si sarebbe potuto fare! Ma perché la prudenza vole che si abbia in mira, non una sola cosa, ma tutte nella educazione, così, con tali caratteri, conviene aspettare la riflessione, senza trascurare il necessario, per non ruvinarle per un altro verso”.( M. T. Spinelli, Lettere, XXIII, 27 luglio 1838)

Una delle grandi innovazioni didattiche di Teresa Spinelli fu quella di stabilire un orario preciso delle diverse lezioni. Questo schema orario venne in seguito adottato anche nella scuola delle “Monachelle della Carità” di Ferentino (FR).

Per completezza educativa Teresa Spinelli comprese nelle attività dell’educandato anche una passeggiata con le maestre due volte alla settimana, il giovedì e la domenica.

Infine, in un’epoca in cui la donna non poteva ricoprire incarichi pubblici, il ruolo di maestra elementare rivestito dalla Spinelli e da numerose ex-alunne della sua scuola ha portato la donna ciociara in una posizione sociale altrimenti difficilmente raggiungibile.