Teresa Spinelli innanzitutto donna

Maria Domenica Ravieli nacque il 4/10/1806, quando Teresa aveva solo 17 anni.
Teresa Spinelli, mamma di Maria Domenica.

La figura di Maria Teresa Spinelli può sembrarci distante perché lontana a noi nel tempo. Appartenente ad un’epoca e ad una cultura così diverse dalla nostra, ci colpisce subito per il suo diverso stile di vita. Se però ci avviciniamo sufficientemente per poterla conoscere al di là delle prime impressioni, vediamo che in realtà ha molto da dire anche alla nostra società del terzo millennio.

 

 

Donna del suo tempo

Teresa Spinelli è stata una donna del suo tempo ma anche una donna che ha precorso i tempi. L’Ottocento ci ha donato molte figure maschili che hanno lasciato un segno nella storia e questo è scontato, perché le leve del potere erano nelle mani del “sesso forte”, tanto più nello Stato Pontificio, ove le cariche pubbliche erano per lo più appannaggio del clero. Eppure la storia non è fatta solo di guerre e di grandi eventi, ma di singoli giorni che scorrendo uno dopo l’altro, a volte anonimi, a volte memorabili, passano dal futuro al presente e poi al passato.

“Dietro grandi uomini ci sono grandi donne” disse qualcuno per indicare che la medaglia della storia ha due facce e anche se una resta nascosta è pur sempre parte della stessa medaglia.

Maria Teresa Spinelli è una di quelle donne che, pur nell’anonimato e nel nascondimento del convento, ha dato il suo contributo al progresso.

La donna nel primo Ottocento era chiamata alla totale sottomissione all’uomo, destinata esclusivamente a dedicarsi ai figli e alla casa. Per lei non c’erano cariche pubbliche, diritti politici: in caso di mancanza del marito era addirittura considerata bisognosa di un tutore, alla stregua dei minorenni.

 

 

Donna forte

Teresa, pur restando ancorata alla cultura della sua terra e della sua epoca, ha dimostrato nello stesso tempo uno spirito e una fortezza d’animo fuori dal comune.

La sua forza di volontà è evidente fin dalla più tenera età: gli anni di scuola frequentati sono insufficienti a giustificare il livello culturale da lei raggiunto. Dalle Maestre Pie Venerini in quel tempo si imparava per lo più il catechismo e qualche lavoro femminile. Evidentemente la Spinelli attingeva anche ad altre fonti il sapere di cui aveva sete.

Anche nel rapporto con il marito non assumeva un atteggiamento di supina sottomissione, ma sapeva agire nello stesso tempo con prudenza e fermezza. La prima biografa racconta che, quando una sera Luigi Ravieli rientrò a casa ubriaco e cominciò ad intimare alla giovane moglie di uscire di casa insieme a lui, Teresa cercò dapprima di farlo riflettere e gli fece notare che l’ora non era adatta ad una passeggiata notturna (discorso temerario per una moglie!). Quando però si rese conto che, a causa dell’ebbrezza, non era possibile instaurare un dialogo con lui, capì che era più prudente obbedire.

La forza interiore di questa donna appare però in tutta la sua ampiezza nel suo ruolo in casa Stampa e nelle diverse attività svolte a Frosinone.

Carolina Dionigi Stampa, presso la quale la Spinelli lavorò per circa nove anni, era anch’essa una donna fuori dal comune. Figlia di Marianna Dionigi, pittrice, scrittrice, archeologa e intellettuale di grande levatura, era stata educata, come i suoi fratelli (da ricordare in particolare sua sorella Enrichetta, l’”Ape d’Arcadia”), da precettori di fama internazionale ed era ella stessa una pittrice ed una latinista. Questa donna così colta scelse come istitutrice di sua figlia l’umile Teresa Spinelli, figlia di un vaccinaro fallito, una donna abbandonata dal marito. Certamente vide in lei qualcosa di diverso dalle solite balie o istuitutrici, vide probabilmente un’intelligenza viva ed una capacità di imparare e di insegnare che l’abilitavano da una parte ad assumere sempre nuove  responsabilità all’interno della famiglia Stampa e dall’altra la rendevano idonea a trasmettere un sapere che non era solo cultura, ma vita.

 

Donna “pioniera”

E' a Frosinone però che Teresa Spinelli rivela pienamente i talenti che Dio le aveva donato per l’utilità comune.

E’ stato detto che le donne non potevano accedere alle cariche pubbliche. Esisteva però fin da quell’epoca un incarico pubblico aperto anche alle donne: l’insegnamento. Teresa Spinelli, quindi, nel momento in cui divenne la prima maestra di Frosinone, fu anche la prima donna che ebbe in quella città una posizione di un certo rilievo, una funzione pubblica. Ella ha rappresentato il momento di svolta per le donne frusinati: in lei è iniziata la “rivincita” del sesso debole. Oltretutto alla sua scuola si sono formate, culturalmente e interiormente, generazioni di fanciulle che a loro volta sono diventate donne istruite per il progresso della Ciociaria. Dal coraggio di una sola donna è derivata la crescita di centinaia di altre.

Dalla documentazione giunta fino a noi, si delinea la figura di una Teresa Spinelli in continui rapporti con autorità civili e religiose, e non solo per carteggi burocratici (riguardanti la scuola e il convento), ma anche perché costoro si rivolgevano a lei come “esperta” in ambito educativo. Il Comune di Falvaterra (FR) le inviò alcune aspiranti maestre da esaminare perché fosse la Spinelli a deciderne l’idoneità all’insegnamento; il suo programma scolastico fu richiesto anche a Ferentino (FR) per la scuola femminile.

Anche il suo metodo pedagogico dovrebbe essere oggetto di più approfonditi studi, non solo perché la scuola femminile di Teresa Spinelli è stata una delle prime in Italia, ma anche perché tutta l’impostazione dell’istruzione da lei attuata denota  l’importanza per Teresa Spinelli della formazione globale della donna, sul piano umano, spirituale e culturale. Le scuole femminili del primo Ottocento erano il riflesso della mentalità diffusa dell’inferiorità della donna e si “accontentavano” di dare alle ragazze pochi rudimenti di alfabetizzazione e soprattutto nozioni di catechismo e abilità manuale (tuttavia nel Seicento Rosa Venerini fu una pioniera nell’aprire scuole femminili impostate in questo modo). Teresa Spinelli vuole invece che la donna abbia una formazione completa e quindi, accanto al catechismo e ai “lavori donneschi” mette non solo il saper leggere e scrivere ma anche l’aritmetica, la storia sacra e profana, la musica... Racconta per lettera al fratello i progressi delle nipotine affidate a lei per l’educazione: “Le figlie stanno bene, occupate allo studio e a scrivere musica, ora studiano l’assedio di Corinto” (Lett. XXVI); “Non posso negarvi che al saggio si portarono benissimo, e le due grandi sonarono il piano con molta grazia, l’Istoria non posso dirvi con ché espressioni, e sentimento la recitarono, e così tutto il resto” (Lett. XXXIV).

Così si esprimono le autorità locali, in una lettera alla Segreteria di Stato, parlando dell’importanza della scuola di Teresa Spinelli: “… Non è da credersi che un sistema di pubblica educazione debba essere limitato alla gioventù maschile. L’educazione deve estendersi altresì su quella del sesso imbelle. Le donne, non vi ha dubbio, hanno una gran parte alle vicende umane. Altre volte esse le eccitano, le fomentano, le sostengono, e altre volte le sopiscono, l’estinguono, ritornano la pace alla società. Sono invero esse deboli  per costituzione di natura, ma a compenso di questa loro debolezza, sortirono dalla natura stessa l’amabilità, la dolcezza, i vezzi, la grazia… E la sola educazione è quella che può… sostenere nella donna il buon uso di quei doni che sortì da natura”.

 

 

La forza del sesso debole

 

Teresa non fu la sola donna “coraggiosa” in Ciociaria. La sua epoca ne annovera molte altre, più o meno conosciute ma non per questo meno coraggiose nel voler attuare quel richiamo che sentivano pressante in loro: gettare le fondamenta di un rinnovamento i cui frutti permangono. Accanto a Teresa troviamo allora Maria De Mattias, Caterina Troiani, anch’esse fondatrici e anch’esse innanzitutto donne. E’ particolarmente interessante osservare come l’emancipazione della donna è passata in gran parte attraverso la Chiesa. Questo perché alle origini della Chiesa stessa c’è stato Qualcuno che ha rivestito la donna di una tale dignità da affidare ad una donna la sua manifestazione al mondo come uomo e ad un’altra l’annuncio della sua risurrezione.