Sinossi di testi di S. Agostino e Sr. Teresa Spinelli

Testi di S. Agostino

 

Ormai te solo amo, o Signore, Te solo seguo, Te solo cerco, Te solo voglio servire (Solil. 1,5).

 

 

Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi (Conf. 10,29,40).

 

 

 

 

 

“Angusta è la casa della mia anima perché tu possa entrarvi: allargala dunque; è in rovina: restaurala” (Conf. I,5.6)

 

 

 

Non voglio magnificare il Signore da solo, non voglio amarlo da solo, non voglio abbracciarlo da solo. Non accade infatti che, se io Lo avrò abbracciato, un altro non avrà ove porre la sua mano. Tanto grande è l'ampiezza della Sapienza, che tutte le anime possono insieme abbracciarla e goderne.

Se amate Dio,  rapite  all'amor  di  Dio  tutti

quanti sono uniti a voi, tutti quanti abitano nella vostra casa; se amate il Corpo di Cristo, cioè l'unità della Chiesa, rapiteli affinché ne gioiscano con voi, e dite: Magnificate il Signore con me! (En. in Ps. 33 d. 2, 6)

 

 

Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riunite è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio. Non dite di nulla “è mio”, ma tutto sia in comune tra voi. La superiora distribuisca a ciascuna di voi il vitto e il vestiario; non però a tutte ugualmente, perché non avete tutte la medesima salute, ma ad ognuna secondo le sue necessità (Reg. 3­ – 4).

 

[Chi da secolare non possedeva dei beni] non si monti la testa per il fatto di essere associata a chi, nel mondo, nemmeno osava avvicinare... D’altra parte, quelle che credevano di valere qualcosa nel mondo, non disdegnino le loro sorelle che sono pervenute a quella santa convivenza da uno stato di povertà. Vogliano anzi gloriarsi non della dignità di ricchi genitori, ma della convivenza con le sorelle povere... Tutte dunque vivete unanimi e concordi e, in voi, onorate reciprocamente Dio di cui siete fatte tempio (Reg. 7 – 9).

 

Il vostro abito non sia appariscente; non cercate di piacere per le vesti ma per il contegno.

Quando uscite andate insieme ed insieme rimanete quando sarete giunte a destinazione.

Nel modo di procedere o di stare, in ogni vostro atteggiamento, non vi sia nulla che offenda lo sguardo altrui ma tutto sia consono al vostro stato di consacrazione.

Gli occhi, anche se vi cadono su qualche uomo, non si fissino su alcuno. Certo, quando uscite, non vi è proibito veder uomini, ma sarebbe grave desiderarli o voler essere da loro desiderate... (Reg. 19 – 22).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiunque avrà offeso un’altra con insolenze o maldicenze o anche rinfacciando una colpa, si ricordi di riparare al più presto il suo atto. E a sua volta l’offesa perdoni anch’essa senza dispute ( Reg. 42).

 

 

 

 

 

 

Sarà compito speciale della superiora far osservare tutte queste norme, non trascuri per negligenza le eventuali inosservanze ma vi ponga rimedio con la correzione... Chi vi presiede... si offra a tutte come esempio di buone opere; moderi le turbolente, incooraggi le timide, sostenga le deboli, sia paziente con tutte. Mantenga con amore la disciplina, ne impongo il rispetto;  e,  sebbene  siano  cose necessarie 

entrambe, tuttavia preferisca piuttosto di    essere    amata    che    temuta, riflettendo continuamente che dovrà rendere conto di voi a Dio (Reg. 45 – 46).

Testi di Teresa Spinelli

 

Io voglio Dio, voglio con purità compiacerlo, voglio quello che lui vuole, voglio per lui vivere e morire. (Lett. 119).

 

Se Voi non mi date, io non vi posso dare... Date, date, o mio Amore Crocifisso, che io vi darò (Lett. 27).

Dite al Padre mio ciò che volete e a me date grazia e forza per eseguire (Lett. 7).

 

O che purità di amore è in Dio! Tutto intero vole il mio core, perché Lui intero si dona a me. Ed ecco lo studio che dobbiamo fare di purificare l’anima mia, la mia umanità, in modo che nulla vi resti che non sia puro Iddio (Lett. 13).

 

Quanto sarà bello il Cielo!, Regno di quel Dio che noi serviamo! Ma quanto sarà più bello per noi, se ci seguiranno più schiere di anime, conquistate con le nostre fatiche, avvalorate dai meriti di Gesù Cristo, altrimenti che possiamo noi?  Nulla![...]

Voi suppongo che sempre più anderete gustando quanto sia grato il servire Iddio, non  in  modo  ordinario,  ma  chiamato  con

distinzione a questo gran ministero dell'apostolato, come anche voi dite. (Lett. 119)

 

 

 

 

Esse vivranno tutte in comune e lasceranno i beni della comunità a disposizione della Superiora, la quale avrà il pensiero di provvedere tutte le cose necessarie sì per il bene comune, come per le particolari, con carità grande ed amore materno, facendone distribuire secondo la necessità di ciascheduna senza parzialità, o distinzione di Persone (Cost. I, III, 2).

 

 

Che non vi sia tra loro alcun attacco, o affetto particolare, né alcuna sorta di avversione, o disprezzo, per non essere tutte della medesima nascita, della medesima Patria, e di eguale abilità, ma abbiano buon concetto di tutte, e ciascheduna riguardi nelle altre l’immagine del Signore, cercando di edificarsi scambievolmente ed eccitarsi all’amor di Dio (Cost. I, XII, 1).

 

 

 

 

 

Procureranno di osservare in tutte le loro azioni esteriori un dolce ed umile contegno, fuggendo ogni fasto, ed ogn’andamento che abbia del mondano, e dell’affettato. Terranno la testa dritta senza piegarla né da

una parte, né dall’altra.... Terranno per l’ordinario gli occhi bassi senza fissarli nelle persone, massime se fossero di autorità Il loro viso deve piuttosto mostrare allegrezza che malinconia, o qualche altra passione non regolata. Gli abiti devono essere puliti, ed acconciati con una decenza religiosa. Il camminare sarà grave, e moderato, senza notabil fretta, seppur non lo richiedesse qualche necessità urgente, ed anche allora si averà l’occhio alla convenienza e modestia. Se è necessario di parlare si ricordino sempre di osservare la modestia tanto nelle loro parole, quanto nella maniera di parlare: tutti insomma i loro gesti, e movimenti siano tali che chi le vedrà, possa dare gloria a Dio. (Cost. I, XV,1 – 7)

 

Che se succedesse fra loro qualche rammarico o disgusto, cerchino di riconciliarsi subito senza dormirci sopra. Facciano con tutto il garbo le loro scuse: “Mia sorella io vi ho rammaricato, abbiate pazienza, perdonatemi per amor di Dio”; e l’offesa le corrisponda subito con chiedere a lei perdono dell’occasione, che dovrà supporsi averle dato (Cost. I, XII, 6).

 

Il suo principal pensiero deve essere il mantenere avanti a Dio con le orazioni e santi desideri la sua Comunità in fiore, ed osservanza sforzandosi d’essere ella tale con l’esercizi delle virtù, quale desidera che siano le sue suddite... Il suo pensiero sarà di tenerle tutte unite insieme e di cattivarsi il loro cuore per vie di rispetto, d’amore e di dolcezza, affine di governarle in pace e con il loro utile spirituale... 

Ella sebbene si deve guardare di correggere per animosità, e di riprendere le particolari in  pubblico  per  errori alla comunità ignoti se non in casi recidivi, tuttavia dev’essere forte, ed efficace nello esigere l’osservanza da tutte, usando la dolcezza pr ima di venire all’aspro. Le pregherà in privato, e le scongiurerà a quattro occhi per amore Dio nostro Signore ad emendarsi di qualche loro difetto, ad essere più mansuete, più umili, più dolci nel loro tratto, più ubbidienti, più rispettose con le loro sorelle, più attente ai loro impieghi, e con questo modo le persuaderà, le spingerà a fare i loro doveri, e saranno tutto cuore per lei (Cost. IV, I, 3; IV, II, 2; IV, IV, 4).